Milk and honey | Vorrei che il femminismo fosse altro…

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L’entusiasmo per i casi letterari e i casi letterari stessi dovrebbero mettermi in allarme. E lo fanno, purtroppo non sempre.
Generalmente i groupie dei best seller mi tengono automaticamente lontana da cotanta letteratura, cosa che, mio malgrado non è successo con questo Milk and honey di Rupi Kaur.

Ok, mi allontano dal mio fidato sarcasmo per parlarvi di quest raccolta di componimenti, poetici e non, edito tre60.
L’autrice, Rupi Kaur è una ragazza indiana naturalizzata canadese (si è trasferita in Canada all’età di 4 anni) che ha studiato scrittura creativa e che nel 2014 ha deciso di autopubblicare le sue poesie in questa raccolta.
Già il fatto che sia autopubblicato – essendo io assolutamente contraria all’autopubblicazione – non me lo rende particolarmente simpatico. Ma andiamo avanti.

Già da autopubblicato Milk and honey riscuote moltissimo successo così che un editore, un editore vero intendo, decide di pubblicarlo – pubblicarlo sul serio, intendo.
Milk and honey viene tradotto in moltissime lingue e Rupi Kaur cura le copertine e le illustrazioni del libro in tutte le sue traduzioni. Ma andiamo al contenuto.

Milk and honey si divide in quattro sezioni tematiche e all’interno di ciascuna vengono raccolti componimenti che si riferiscono ad uno stesso tema.
Troviamo le sezioni amare, ferire, spezzare e guarire e al loro interno componimenti – di solito brevissimi, ma ci sono anche testi più lunghi – in cui Rupi Kaur con un linguaggio senza fronzoli e con un’espressività tagliente ci parla di tutto quello che può ruotare attorno ai sentimenti, all’erotismo e al corpo di una donna.

Milk and honey | Rivalutazione della sessualità femminile e femminismo vecchia scuola

Rupi Kaur, attraverso i suoi componimenti, ci parla dell’amore visto dagli occhi di una donna e di tutto quello che a esso si può connettere: la felicità, l’appagamento, ma più spesso emergono sentimenti negativi come la violenza, la costrizione, la svalutazione. Da questo punto di vista si deve certamente riconoscere il merito a questo libro di parlare alle donne, soprattutto di parlare della nostra sessualità che passa spesso in secondo piano.
Se il messaggio di Milk and honey si fosse limitato a incitare le donne a riprendersi i propri corpi, il sesso, il piacere di fare sesso sarebbe potuto essere uno dei miei libri preferiti di tutti i tempi. Ma Rupi Kaur aggiunge qualcosa. Purtroppo.

C’è soprattutto una sezione, che se non sbaglio è ferire – ma potrebbe anche essere spezzare, non ricordo – in cui l’autrice raccoglie componimenti che parlano della fine di una storia d’amore.
La fine di questa storia è affrontata in un modo che non rispecchia per niente il mio modo di vedere i rapporti umani – ma tant’è..- ma soprattutto in un modo che a mio avviso lancia un messaggio più che deleterio, distruttivo, non solo alle donne ma anche agli uomini e all’umanità tutta: come una contemporanea suffragetta prova a riunire tutte le donne sotto un’unica etichetta – che definisce sorellanza – e porta avanti l’idea che le donne siano tutte belle e speciali solo per il fatto di essere donne. Neanche a dirlo l’uomo che la lascia diventa automaticamente uno stronzo egoista per il solo fatto di essere un uomo. Il rapporto fra i due si riduce ad un rapporto vittima-carnefice in cui lei è sempre stata buona, corretta e innamorata e lui invece è stato solo un approfittatore narcisista e anaffettivo. Ma ti pare?

Del fatto che nelle storie d’amore si è in due, sempre, nel bene e nel male e che la fine di una storia è nel 99% dei casi “colpa” (se proprio dobbiamo parlare di colpe) di entrambi neppure vi dico perché è una mia personalissima opinione. Se vogliamo far passare l’immagine del coacervo di lacrimose donzelle che mentre si pettinano le trecce sparlano dei compagni orchi che le hanno abbandonate senza dare prima il minimo segno di scontento facciamolo ma chiaramente non corrisponde alla realtà.

milk-and-honey

Ma ciò che veramente mi rende insopportabile il contenuto di questo libro è quell’idea stantia, superata, ormai inutile di femminismo che porta.
Le donne non sono tutte sorelle, leviamocelo dalla testa. Il fatto che abbiamo tutte una vagina non ci rende certo consanguinee – seppur in senso figurato.
Esistono donne che mi repellono e che mai definirei mie sorelle. E ci sono uomini meravigliosi che invece definirei miei fratelli senza battere ciglio.
Il discorso sulla donna deve necessariamente superare il problema di genere perché se restiamo ancorati all’etichetta di genere rischiamo di cadere, nostro malgrado, in un discorso estremamente maschilista – e credo che il discorso portato avanti da Milk and honey sia paradossalmente molto maschilista.

Le persone sono buone o cattive, non i generi sessuali. Questo vorrei che fosse il femminismo oggi.
Purtroppo moltissime lettrici si sono sdilinquite davanti ai versi furbetti di Rupi Kaur che tanti difetti ha tranne quello di non saper scrivere bene: i suoi versi e la sua prosa sono impeccabili, è una scrittura magnetica, un marketing letterario perfetto che ti attira nella sua rete e ti fa immedesimare nelle parole dell’autrice. Tanto di cappello a lei ma io vorrei che il femminismo fosse altro.


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Un pensiero riguardo “Milk and honey | Vorrei che il femminismo fosse altro…

  • 7 dicembre 2017 in 20:47
    Permalink

    Io non credo che lei volesse dire che la donna dovrebbe essere valorizzata solo per il fatto di essere donna. Piuttosto penso che lei faccia molti riferimenti autobiografici, perciò l’uomo stronzo a prescindere è una persona della sua vita, non di quella di tutte nel mondo. Inoltre é vero, anch’io sono d’accordo con un giudizio che guardi prima alla moralità delle persone e non ai sessi, ma é pur vero che incitare la donne a sentirsi sorelle non va preso come una “marginalizzazione” dell’uomo, ma più che altro come un invito a darsi supporto l’un l’altra, cosa che spesso non accade. Io vedo che sono spesso le donne a buttarsi giù fra di loro, e questa tendenza é dannosa. Ma va preso nel contesto di un messaggio più ampio, di cui lei ha espresso solo una piccola parte.
    In qualsiasi caso, bell’articolo. É bello leggere opinioni critiche nei blog ogni tanto, e non sempre quelle recensioni noiose e quasi “scolastiche”.

    Risposta

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