una vita per una vita porrazzi
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Mai sottovalutare un bullo e per due motivi: un bullo è capace di ferire, in modi materiali e immateriali, l’animo di una persona. E se molti (che evidentemente non sono mai stati vittima di un bullo) continuano a sostenere che i commenti maligni sono innocui e tipici dell’età, io mi chiedo: e quando non si parla più solo di traumi psicologici ma di lesioni fisiche, visibili, sanguinanti? I bulli arrivano anche a questo.

Il secondo motivo per cui un bullo non va mai sottovalutato è perché un bullo genera altri bulli.

Vi parlo da ragazzina bullizzata (ai miei tempi la cosa era vissuta con molta più nonchalance): tutte le volte in cui mi è stato detto che ero grassa, che avrei dovuto mettermi a dieta, che ero brutta e tutta un’altra serie di amenità che non sto qui a ripetervi io, lo dico senza vergogna, ho desiderato essere un po’ come loro. Mettermi lì a deriderli perché in fondo erano dei pezzentelli di borgata palermitani che nella vita non avrebbero fatto mai nulla di buono (un paio di loro, ho saputo dopo tempo, sono anche stati in carcere, mentirei se vi dicessi che non ne ho goduto un po’).

Che poi tutto il mio background mi portasse a rivalutare la situazione e a pensare a loro non in termini di pezzentelli palermitani ma in termini di ragazzini senza guida per i quali fare i bulli era l’unica risposta ai giganteschi problemi che la vita gli parava davanti è un altro discorso.

Probabilmente, entrambe le parti sono vittime.

In Una vita per una vita (edizioni Pendragon, 213p.) Pierluigi Porazzi ci racconta di una serie di omicidi, ma lo fa contestualizzando la storia in una cornice più ampia, in cui si parla di bullismo e di sopraffazione psicologica.

– TEMPO DI LETTURA 3 MINUTI –

Una vita per una vita – la trama

In una classe di liceo, non sempre ma spesso, ci sono le categorie.

Ci sono quelli fighi, quelli sfigati, i nerd che fanno gruppo fra loro, quelli che non appartengono a nessuna categoria e quelli che si mischiano un po’ con tutte.

La sovrabbondanza di etichette che ci impone non solo il nostro tempo ma anche i tempi passati, costringe gruppi già piccoli a spezzettersi ulteriormente e tutto per la ricerca di un’identità: in nessun’altra epoca della vita come durante l’adolescenza si sente il bisogno di appartenere a qualcuno, a qualcosa di ben definibile e determinato; così capita di scegliersi un gruppo o se si è davvero molto fortunati addirittura di crearselo, mentre a qualcuno succede di ritrovarcisi dentro un gruppo – dentro un’etichetta, una definizione – che ha scelto qualcun altro per lui.

In Una vita per una vita c’è proprio una classe di liceo: ci sono gli emarginati, ci sono i fighetti, c’è quella bella bellissima che tutti sono innamorati di lei. Porrazzi ci presenta quella classe, in apertura del libro, e poi ce la toglie, per farcela incontrare vent’anni dopo.

Come saranno cresciuti quei ragazzi, chi sono diventati?
E il loro carattere, il loro modo di essere, tutte le loro cattiverie di adolescenti, dove sono scomparse?
Potrebbero aver avuto tragiche conseguenze.

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Photo by Sandeep Swarnkar on Unsplash


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Una vita per una vita – un’opinione

Una vita  per una vitaè un thriller ben costruito, i personaggi sono credibili e la struttura del racconto lo rende avvincente.

Lo stile è essenziale se non, in alcuni punti, un po’ debole ma ciò non toglie che, pur non utilizzando un linguaggio letterario, l’autore riesca a tenere il lettore attaccato alla pagina, inserendo qua e là qualche dubbio, qualche incognita, sulla natura dei personaggi e delle azioni che conducono.

Ma più che la storia in sé ho apprezzato il contesto, la cornice di cui vi parlavo in apertura: il bullismo non può essere sottovalutato perché crea traumi talvolta incurabili in ragazzi che saranno poi adulti. Le conseguenze dell’atto di bullismo sulla vittima e sul bullo stesso possono avere conseguenze a lunghissimo termine, più o meno gravi.

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