In viaggio con Benjamin di Martin Vopenka | Verso la sperdutezza

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In viaggio con Benjamin (verso la sperdutezza) è un libro di Martin Vopenka edito Bonfirraro.

Un paio di mesi fa ho ricevuto dalla casa editrice la proprosta di leggere questo romanzo ed ora eccomi qui a parlarvene e a dirvi cosa mi è piaciuto e cosa no.

 

– TEMPO DI LETTURA 2 MINUTI –

In viaggio con Benjamin | Trama

In viaggio con Benjamin è un romanzo che potremmo tranquillamente definire di formazione: dopo la morte della moglie, David, la nostra voce narrante, decide intraprendere un viaggio col figlio Benjamin, di otto anni.

Il viaggio, è un viaggio senza meta.
Padre e figlio si mettono in auto ed iniziano ad andare e fermarsi in posti che sembrano interessanti, divertenti, strani.
Piantano la tenda e passano notti in mezzo ai boschi, o affittano camere d’albergo e rimangono a guardare i tramonti sulla spiaggia.

Il viaggio li porterà ad affrontare difficoltà grandi o piccole e a reinventare continuamente il rapporto padre-figlio.

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– Martin Vopenka



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Lo stile è molto asciutto e veloce, si rimane piacevolmente attaccati alla pagina, leggendo In viaggio con Benjamin si ha voglia di scoprire quale sarà la prossima tappa.

Il libro è piuttosto consistente e, passata la metà, si inzia forse ad avvertire un po’ la fatica di un viaggio in fin dei conti poco avventuroso, con pochissimi colpi di scena e con una voce narrante che a volte tocca riflessioni importantissime – il nazismo, il pregiudizio razziale – altre si inerpica in dissertazioni su Dio e sull’esistenza che sembrano un po’ buttate lì.

L’ultimissima parte del libro ha però un bel colpo di scena di cui ovviamente non vi parlerò ma che dà una bella sferzata al libro.

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In viaggio con Benjamin | Cosa mi convince e cosa no

Come vi dicevo, lo stile del libro mi ha convinta al 100%.

In alcuni punti ho trovato la trama un po’ troppo diluita, ciò nonostante non ho mai avuto voglia di abbandonare la lettura.

E’ presente il tema del lutto e dell’abbandono ma è del tutto avulso dal contesto di una maternità mancata e mancante.

Ciò che, invece, mi è veramente dispiaciuto di questo libro è la rappresentazione della donna.

Le donne di questo libro si riducono essenzialmente a due tipi:

  • la donna che ha fallito, la donna triste e malata che abbandona la vita e gli affetti
  • la donna-oggetto, che serve solo a soddisfare le voglie un po’ troppo ostentate del protagonista

Non è che l’uomo ne esca tanto meglio, dal momento che il protagonista di In viaggio con Benjamin parla di se stesso e delle proprie voglie come incontenibili e animalesche. Sembra di vedere un maschio alfa anni ’50 che deve fare sesso, altrimenti sta male.

Così, per tutto il libro, assistiamo a queste deprimenti incursioni fra bordelli e incontri occasionali in cui il buon David deve necessariamente penetrare qualcuno o qualcosa, altrimenti non è più in grado di pensare lucidamente.

Aldilà del fatto che questi episodi appaiono del tutti incoerenti e slegati dal resto della storia, rimandano a un’idea dell’uomo, della donna e soprattutto del sesso che non condivido e non apprezzo.



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