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5 libri per parlare del 2018

Pubblicato il 21 Gennaio 201920 Gennaio 2019da elena spadafora
5 libri per il 2018

Quando la caporedattrice della sezione Intrattenimento di Mangiatori di Cervello mi ha chiesto un articolo che elencasse alcuni dei libri usciti nel 2018 la prima cosa che mi sono chiesta è stata ok, ma secondo quale criterio li scelgo? I miei libri preferiti del 2018? Ma anche chi se ne importa. I libri più venduti […]

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letteraturaeturpiloquio

“La conoscenza è potere”, diceva Francis Baco “La conoscenza è potere”, diceva Francis Bacon.
Ma chi ha il potere di decidere quale conoscenza conta davvero?
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Per secoli, saperi nati ai margini — popolari, femminili, indigeni — sono stati etichettati come superstizione o credenza, mentre la scienza “ufficiale” veniva riconosciuta come l’unica forma valida di sapere.
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Michel Foucault ci ha ricordato che ogni sapere è intrecciato al potere: non esiste conoscenza neutra.
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E Boaventura de Sousa Santos, con le sue Epistemologie del Sud, ci invita a riconoscere i saperi che l’Occidente ha escluso o silenziato.
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Non si tratta di negare la scienza, ma di allargare lo sguardo: chiedersi chi resta fuori dal racconto dominante della conoscenza.
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💭 Ti è mai capitato di vedere un sapere “minore” trattato come se non valesse nulla?
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👉 Salva questo post per quando ti tornerà in mente quella frase: “la conoscenza è potere”.
In Bad Cree, l’horror diventa un linguaggio dell In Bad Cree, l’horror diventa un linguaggio della memoria.
Jessica Johns, autrice Cree della Sucker Creek First Nation, trasforma il sogno in un modo di conoscere: non superstizione, ma sapere.
Nella visione Cree, sognare significa dialogare con gli antenati, ascoltare ciò che la Storia coloniale ha ridotto al silenzio.
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Quando Mackenzie — la protagonista — torna nei luoghi della sua infanzia, scopre che la terra stessa è un corpo ferito: devastato dall’estrazione, abbandonato dopo lo sfruttamento.
L’incubo non nasce da un mostro, ma da ciò che resta irrisolto tra memoria e territorio.
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Bad Cree racconta un orrore collettivo: quello di chi ha visto la propria cultura e la propria terra separarsi, ma continua a cercare una forma di riconciliazione attraverso i sogni.
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👉 Salva questo e gli altri contenuti dedicati a Bad Cree (li trovi sul mio profilo) per quando leggerai il libro. Nel frattempo, dimmi: ti è mai capitato che un sogno ti sembrasse un modo per ricordare qualcosa che non hai vissuto in prima persona?
📖 In Bad Cree, la scrittrice Cree Jessica Johns 📖 In Bad Cree, la scrittrice Cree Jessica Johns trasforma il sogno in una forma di conoscenza.
Non è evasione, ma memoria: un linguaggio che collega vivi e antenati, e sfida l’idea occidentale di cosa sia “sapere”.
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Per la cultura Cree, i sogni non sono fantasie: sono modi di comunicare con chi ci ha preceduti, strumenti di apprendimento, archivi di esperienza.
Quando un professore le dice che non si dovrebbe mai scrivere dei propri sogni, Johns risponde con un intero romanzo.
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Bad Cree diventa così una forma di resistenza culturale: un horror che non nasce dal mostro, ma dal rifiuto di un sapere diverso dal nostro.
Scrivere dei sogni significa credere in ciò che la cultura dominante considera “non reale”.
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E forse è proprio da lì che comincia un altro tipo di conoscenza.
In Bad Cree, l’autrice canadese Jessica Johns, a In Bad Cree, l’autrice canadese Jessica Johns, appartenente alla comunità indigena dei Cree, riscrive il linguaggio dell’horror. L’incubo non nasce dal singolo, ma da ciò che una comunità non ha potuto dimenticare: il trauma, la perdita, la ferita della terra.
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In questo romanzo, l’orrore non è evasione ma memoria. È la storia che ritorna attraverso il sogno, chiedendo di essere ascoltata.
👁️‍🗨️ ALTRI HORROR — Ottobre e Novem 👁️‍🗨️ ALTRI HORROR — Ottobre e Novembre su @letteraturaeturpiloquio 
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Un viaggio tra letteratura, critica e orrore non occidentale:
dal trauma coloniale alle paure ecologiche,
dalle voci indigene ai fantasmi del patriarcato.
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Leggiamo l’horror come linguaggio culturale —
e come modo per capire il mondo.
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📌 Salva il post e segui per scoprire un nuovo modo di guardare la paura.
✶ Letteratura. Critica. Altri mondi. ✶
Pronti per un nuovo capitolo di Altri horror? Pronti per un nuovo capitolo di Altri horror?
📖 La narrativa non si limita a raccontare vite 📖 La narrativa non si limita a raccontare vite individuali: nei dettagli, nelle metafore, nei silenzi mette in scena i rapporti di potere e le contraddizioni del presente.
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🌍 Nel caso di Distancia de rescate, un semplice riferimento alle colture di soia diventa un indizio potente: la denuncia di un intero sistema economico che segna i corpi e i territori (trovi il carosello su questo approfondimento nel mio profilo).
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🔎 È questo il cuore della critica letteraria: leggere tra le righe, riconoscere che dietro le storie si nascondono visioni del mondo, conflitti sociali e scelte politiche.
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👉 Ecco la teoria che ci portiamo a casa da questa settimana: la letteratura è una lente critica sul potere, e ci aiuta a capire molto più di quanto sembri a prima vista.
📖 La critica letteraria può mettere a fuoco un 📖 La critica letteraria può mettere a fuoco un dettaglio apparentemente marginale che diventa chiave di lettura per interpretare il contesto sociale ed economico più ampio.
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In Distancia de rescate di Samanta Schweblin, la scelta della coltivazione della soia in Argentina non è solo un dato ambientale: è un indizio narrativo che denuncia lo sfruttamento ambientale e sociale legato all’industria agroalimentare. 🌱💰
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Attraverso questo piccolo dettaglio, l'autrice rivela la connessione tra vita quotidiana e strutture di potere, mostrando quanto le azioni dei grandi attori economici incidano sulle comunità locali e sulle persone comuni. Lukács definirebbe questa lettura un esempio di come il realismo letterario renda visibile la totalità sociale.
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Il libro ci invita a riflettere su come il microcosmo narrativo rispecchi il macrocosmo del mondo reale, trasformando la letteratura in uno strumento di analisi critica e consapevolezza collettiva.
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Mi chiamo Elena e nella vita mi piace: leggere, l’autunno, Halloween, i gatti, la pioggia, i libri vecchi, i libri usati, le mostre di quadri, i film, i pomeriggi con Marco, la musica classica, gli Slipknot e i Korn, Guccini, Chagall, il vento, il mare quando non c’è casino, le gite fuori porta, il web design, la psicologia sociale, il colore viola, scrivere ascoltando Satie, il caffè americano, preparare la torta di mele.

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