Il viceconsole | Marguerite Duras

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Oggi vi parlo de Il viceconsole, ma prima un preambolo: giusto un paio di mesi fa mi sono riavvicinata a Marguerite Duras; c’è stato un periodo della mia vita in cui è stata una delle mie scrittrici preferite, poi l’ho lasciata un po’ andare. Ma lo scorso marzo ho letto Marguerite, una biografia romanzata a firma di Sandra Petrignani, e ve ne ho parlato in questo post.

Da quella lettura sono scaturite due esigenze: la prima, leggere al più presto qualcosa della buona Marguerite; la seconda, rincorrere il fantasma di Anne-Marie Stretter.

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L’informazione che più mi ha stupita e incuriosita fra quelle raccolte per scrivere l’articolo su Marguerite Duras, è stata infatti proprio questa: Annie-Marie Stretter è un personaggio ricorrente nella letteratura e nel cinema di Duras.

Io l’avevo conosciuta ne Il rapimento di Lol V. Stein (1965) e adesso volevo assolutamente incontrarla di nuovo.

– TEMPO DI LETTURA 3 MINUTI –

Il viceconsole e il Ciclo indiano

Anne-Marie Stretter compare per la prima volta proprio ne Il rapimento di Lol V. Stein del 1965, poi nel romanzo successivo, del 1966, Il viceconsole, e infine nel testo teatrale-cinematografico India song del 1973.

Queste tre opere vengono così accomunate dalla presenza di questo personaggio e riconosciute come Ciclo indiano all’interno dell’opera di Marguerite Duras.

Anne-Marie Stretter è, ne Il rapimento di Lol V. Stein, la donna che entra nella sala da ballo e porta via a Lol il suo Michael. Ne Il viceconsole è invece la moglie dell’ambasciatore di Francia, una donna languida attorno alla quale si raccoglie un gruppetto di amici-amanti che vivono sotto l’infusso del suo fascino.

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India Song (1975)

Fra gli altri, c’è anche il viceconsole di Francia, un uomo considerato strano ed evitabile dal resto dell’alta borghesia francese in India.



Tutto il romanzo si articola in un girotondo pigro e lento attorno ad Anne-Marie, al viceconsole e ad un altro personaggio importante dell’immaginario durassiano: la mendicante indiana.

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Il ballo come rappresentazione dell’isolamento umano

I balli sono quasi sempre presenti nelle opere di Duras: sono balli fumosi, indeterminati, che iniziano e non finiscono mai, durante i quali succedono cose che vengono descritte, descritte male o forse non descritte affatto, accennate, raccontate da più punti di vista, incerte, contraddittorie. Tutti si parlano, ma nessuno si conosce davvero.

Il centro de Il viceconsole  è proprio un ballo, organizzato dall’ambasciatrice, Anne-Marie, al quale viene a sorpresa invitato anche il viceconsole, nonostante sia considerato da tutti un personaggio strano e poco raccomandabile.

Non si sa bene cosa abbia fatto, ma è certamente qualcosa di orribile. Pare che, in preda ad una crisi di disperazione, abbia iniziato a sparare sui cani e i lebbrosi raccolti ai bordi della strada.




Questo aneddoto è raccontato, come si diceva, senza alcuna chiarezza, senza certezze, sono solo voci che si aggiungono le une alle altre, che si contraddicono, che non compongono un’immagine unitaria e coerente ma solo una nube di fumo e pettegolezzi.

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Del resto, è questo l’inconfondibile stile di Duras: la realtà stessa è solo fumo e pettegolezzi

Anche la vicenda della mendicante indiana (a mio avviso la più coinvolgente del romanzo) non è lineare: una giovane donna si ritrova a camminare, forse si perde, cerca di stabilire dei riferimenti spaziali (da dove è partita, cosa ha lasciato indietro, cosa ha davanti).

Quella giovane donna, vestita di stracci, calva, probabilmente malata, è stata cacciata dalla madre perché incinta.

Tutta la prima parte del romanzo racconta la sua storia, il suo lungo viaggio a piedi, prima col pancione, poi con la bambina addosso.




Della mendicante indiana ci arrivano flash confusi, su di lei, la sua storia, la sua sofferenza. Capiamo che si prostituisce per racimolare qualche soldo, che canta, che probabilmente è pazza, che vende la sua bambina perché non può più portarsela dietro.

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Ciò che insieme mi irrita e mi affascina dei libri di Duras (che, per quanto irritanti, trovo sempre meravigliosi) è il non capire. Alcuni particolari della trama de Il viceconsole li ho colti solo dopo aver finito la lettura, altri solo dopo aver letto alcuni articoli e commenti.

Questo è il mondo che ci mette davanti Duras: non è chiaro, non è lineare, è un mondo fatto di opinioni, frasi ascoltate e riportate, di menzogne, pettegolezzi, contraddizioni.

La verità non esiste, esiste solo una realtà incoerente formata da tanti piccoli pezzi che, pur messi insieme, non formano mai un’immagine unitaria.

DISCLAIM

  • Tutte le immagini presenti in questo post sono scaricare da Google immagini
  • Questo post non è stato sponsorizzato dalla mendicante indiana



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