Perché comprare i giornali di carta?

perché comprare i giornali di carta?
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Mi avete chiesto un po’ di volte attraverso i social perché comprare i giornali di carta e io ho sempre risposto alle singole domande ma penso sia cosa buona e giusta mettere tutto insieme in un bel post.

Ed è cosa buona e giusta, sia perché lo è di suo, sia perché stiamo vivendo un periodo storico terrificante e l’unica cosa che posso fare nel mio piccolo, piccolissimo, è scrivere e parlare con voi.

perché comprare i giornali di carta
Photo by Tyler Nix on Unsplash

Così come mi è piaciuto molto confrontarmi con voi in merito al post su Il Fascismo eterno di Umberto Eco, vi chiedo di dirmi la vostra, scrivetemi le vostre opinioni qui nei commenti, in direct su Instagram, in una mail. Parliamo ragazzi, confrontiamoci, è l’unica arma che abbiamo.

– TEMPO DI LETTURA 3 MINUTI –

Il giornale di carta vive in bilico fra passato e presente: resta simbolo di bellissimi rituali d’altri tempi ma è spesso visto come qualcosa di sorpassato ed ecologicamente deleterio.

Quanta carta sprechi! Mi ha scritto qualcuno su Instagram, non molto tempo fa. Era certamente un ecoterrorista, l’ho capito dal tono, ma ho voluto ugualmente confrontarmi con lui e gli ho detto che, è vero, comprare il giornale di carta significa acquistare una cinquantina di fogli di carta, leggerli e poi buttarli via. Ciò che posso dire a mia discolpa è che la carta si ricicla (anche se non voglio impelagarmi in questo discorso perché non conosco le dinamiche di smaltimento dei rifiuti riciclabili).

perché leggere i giornali di carta
Photo by Mr Cup / Fabien Barral on Unsplash

Tuttavia, e credo sia una discorso valido tanto per i giornali quanto per i libri di carta, leggere su supporto analogico porta con sé valori, rituali, dinamiche completamente diverse da quelle portate dai supporti digitali. C’è la carta. La carta è tutto per noi bibliofili. I supporti digitali sono certamente una meravigliosa innovazione ma sono coadiuvanti, non sostituti.

Quando la domenica mattina vado al bar e prendo la mia tristissima brioche vegana e il mio tazzone di caffè americano, accanto ci voglio un bel paginone di giornale, non il freddo schermo di un iPad, eh.



Il giornale di carta costa tanto. Se ti informi su internet non paghi nulla, mentre se vai in edicola spendi in media 1,50 a quotidiano. Non parliamo poi delle riviste!

E’ vero anche questo ed è il motivo per cui non compro il giornale di carta ogni giorno. Lo compro 2-3 volte a settimana e il venerdì, di solito, compro anche qualche rivista per intrattenermi durante il fine settimana.

Ciò che amo del giornale di carta è l’accuratezza. Non voglio fare generalizzazioni, esistono anche ottimi giornali online, ma l’andamento generale sul web è quello della sciatteria: refusi, titoli insensati, frasi sgrammaticate, articoli a firma di ignoti e via dicendo, sono cose che difficilmente si trovano su un giornale di carta (non voglio poi toccare il tasto dolentissimo della retribuzione dei redattori online).

perché comprare il giornale di carta

In giornale online deve combattere ogni minuto con due nemici giurati della buona informazione, ossia la velocità e l’indicizzazione di Google. Un giornale di carta, una volta stampato, quello è. Il giornale online viene rimaneggiato centinaia di volte durante una giornata, al solo fine di riportare costantemente gli ultimi, minuziosissimi aggiornamenti.

Anche Google è un bel cappio al collo: chi non è super esperto di SEO, ossia quella tecnica di scrittura che rende più appetibile a Google un contenuto, finisce per scrivere per Google e non per i lettori. Ne vengono fuori articoli barbaramente assemblati a partire da parole chiave. Dove è finita la meravigliosa arte della scrittura giornalistica?

Proprio ieri sera, sfogliando la mia copia de La Repubblica, mi sono imbattuta in un articolo a firma di Pietro Citati, ed è stato meraviglioso (ciò non significa che Pietro Citati non possa scrivere per il web, ma non credo che qualcuno oserebbe mai rinchiudere un articolo di Citati dentro la gabbia della SEO).

Perché leggere i giornali di carta leggi anche il fascismo eterno di umberto eco

Ok, i giornali di carta ormai li compriamo in pochi. Ma non è che ai giornali online vada meglio: alcuni sondaggi (non vado a cercarvi le fonti, fidatevi) riportano che gran parte degli italiani si informano leggendo i titoli dei link condivisi su Facebook (cioè, non cliccano e leggono la notizia, si limitano al solo testo che compare su Facebook).

Da qui, probabilmente, nasce poi quel marasma da telefono senza fili che è diventata l’opinione pubblica italiana. Se di una notizia leggi solo il titolo è facile ritrovarti a dire stronzate.

Gli italiani, pare, si informano in questo modo sconclusionato e attraverso i blog (vedi: Grillo).

perché comprare i giornali di carta
Piero Gobetti (1901-1926) giornalista perseguitato da regime Fascista. E’ morto a Parigi a causa delle conseguenze di un pestaggio squadrista. [Fonte: Cultora]
In quanto blogger dovrei dirvi bravi, andate, andate sui blog. Sì, ok, andateci, ma non per informarvi. Il blogger è una persona con una sua opinione, non è un giornalista che riporta dei fatti. E’ bello leggere l’opinione di un blogger, leggere un articolo di giornale che ci informa sui fatti, tuttavia, è un’altra cosa.

Poi succede che anche il Ministro del lavoro e dello sviluppo economico dia addosso ai giornali, succede che dica che tanto i giornali non li legge più nessuno e che, gli dispiace, ma chiuderanno.

E qui mi incazzo. Questa storia del politico uomo medio deve finire, io non voglio l’italiano medio abbrutito dalla vita al governo, io voglio uno che sia migliore di me, più intelligente, più capace, più lungimirante. Eccheccazzo.

Io sono certa che il buon Di Maio nella sua disarmante ingenuità non abbia neppure compreso la gravità di ciò che ha detto, ma, di fatto, è gravissimo e lo è per due ragioni:

  • è il Ministro del lavoro e dello sviluppo economico, magari se non trattasse con tale noncuranza la perdita di migliaia di posti di lavoro potremmo anche scambiarlo per una persona seria.
  • screditare un giornale, dicendo che tanto non lo legge nessuno perché scrive solo bufale è intimidatorio, è fascista.

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Il Ministro Di Maio forse non lo sa ma in Italia, molto tempo fa, c’era la censura.

La censura fascista in Italia consisté in un’attività di censura e di controllo sistematico della comunicazione e, in particolare, della libertà di espressionedi pensierodi paroladi stampa e nella repressione della libertà di associazione, di assemblea, di religione avutasi soprattutto durante il ventennio fascista (19221943).

[…]

La censura si proponeva il controllo:

  • dell’immagine pubblica del regime, ottenuto anche con la cancellazione immediata di qualsiasi contenuto che potesse suscitare opposizione, sospetto, o dubbi sul fascismo;
  • dell’opinione pubblica come strumento di misurazione del consenso;
  • dei singoli cittadini ritenuti sospetti dal governo con la creazione di archivi nazionali e locali (schedatura) nei quali ognuno veniva catalogato e classificato a seconda delle idee, delle abitudini, delle relazioni d’amicizia, dei comportamenti sessuali e delle eventuali situazioni e atti percepiti come riprovevoli.

Fonte: Wikipedia



Un personaggio autorevole, come un Ministro della Repubblica che tratta con sufficienza i giornali e la triste vicenda della loro progressiva scomparsa è come la censura. Il messaggio che subdolamente passa è non leggeteli, tanto sono carta straccia.

Ci vogliono ignoranti, ci vogliono disinformati. E questo ci dà la misura della potenza dell’informazione che, quando è fatta bene, fa la grandezza e la libertà di un popolo.




DISCLAIM

  • La foto di copertina è di Flipboard su Unsplash
  • Questo post non è stato sponsorizzato da un giornale di carta.


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8 Risposte a “Perché comprare i giornali di carta?”

  1. Che dire, io sono completamente d’accordo su tutto! Certi ragionamenti non si possono sentire, da nessuno… men che meno da un Ministro.

  2. Giulia Marsilio dice: Rispondi

    Ciao! Leggere articoli di giornale online a me distrae. Ho bisogno del supporto cartaceo, altrimenti la mia concentrazione se ne va. Ancora oggi, sw trovo articoli interessanti li ritaglio e li conservo in una cartellina, se riguardano libri, all’interno del libro stesso.
    Per quanto riguarda la scandalosa presa di posizione dei nostri ministri, mi pare che la copertina dell’Espresso di venerdì dica tutto “La libertà di stampa è un lusso che non possiamo permettervi”.
    Terrificante.
    Giulia

  3. Ho sempre letto giornali e riviste anche su carta. Online leggo notizie “flash” mentre su carta preferisco trovare interviste ed approfondimenti. Sono giornalista e vorrei tanto tornare a scrivere per la carta stampata! Senza parlare dei libri. Adoro le librerie e non potrei farne a meno

  4. Bellissimo post, grazie. Sono molto d’accordo, anche se per pigrizia e perché io lavoro in casa, trovo più semplice informarmi (e incazzarmi anch’io, come per l’uscita di Di Maio) online.
    Il giornale ha un bellissimo sapore, di calma e riflessione, non di ‘mordi e fuggi’. E poi sai che mi mancano i giornali quando devo accendere un fuoco, dipingere una parete, incartare un servizio di piatti…

  5. Adoro la carta dei libri e dei giornali, ho ceduto al kindle solo perchè l’ho ricevuto in regalo. Vero, i giornali costano ma si possono anche condividere col condominio: io ho dato all’amministratore l’idea di fare un abbonamento a due giornali (per dividere le fazioni politiche) per le 4 scale, un giornale di ogni tipo, quindi due, a scala e chi passa può leggerlo.

  6. Commento come giornalista, come blogger, e come ecologista (non ecoterrorista).
    I giornali autorevoli on line ci sono, e si trovano facilmente: si pagano come quelli di carta – anzi, molto meno; ci si abbona, si aiuta l’ambiente, si mantiene un mestiere importante e ci si assicura un servizio (più) indipendente.
    Non credere comunque che il peso delle concessionarie pubblicitarie, degli inserzionisti, e non solo delle forze politiche, non influenzino pesantemente gli argomenti e soprattutto il modo di trattarli.
    Ti ringrazio per il fatto che compri i quotidiani, perché mi stai dando lavoro, ma ti dirò che io li leggo solo on line: la carta si ricocla, ma deve comunque essere prodotta, trasportata, stampata, differenziata, imballata, ritrasportata, riclicata, ritrasportata… Sogno un mondo in cui il giornalismo vero sia pagato come merita, distinto dalle opinioni (c’è differenza tra informazione e comunicazione), ma soprattutto digitalmente, lasciando solo a prodotti di nicchia supporti deperibili.

    1. elena spadafora dice: Rispondi

      Non penso di aver detto che le concessionarie pubblicitarie non abbiano peso, non l’ho proprio toccato quell’argomento… lavoro nel mondo della comunicazione, so bene che peso possano avere i contenuti a pagamento. Però qui si stava parlando di un’altra cosa, ovvero dell’ingerenza della politica sulla stampa che non dovrebbe verificarsi mai, in nessun caso, all’interno di uno Stato di diritto. Per quanto riguarda il discorso sulla carta non sono d’accordo, mi pare un po’ estremo proprio per ciò che scrivo sulle valenze che porta con sé il supporto analogico… io continuo a preferirlo a quello digitale, ma mi auguro che la gestione del riciclaggio della carta possa essere sempre più perfezionato in modo da permetterci di godere ancora per molto di un bel “giornale di carta”! 😊

  7. Ciao Elena! Io sono una da riviste stampate, non fa giornali. Amo quelle riviste belle ma costose di architettura. Le compro spesso e devo dire che il fascino della carta difficilmente è raggiungibile da altro.

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