La paranza dei bambini ha vinto l’Orso d’argento a Berlino

la paranza dei bambini berlino
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La paranza dei bambini ha appena vinto l’Orso d’argento a Berlino, per la migliore sceneggiatura e io mi sono ritrovata a piangere, davanti lo schermo del pc.

Questo lunedì avreste dovuto leggere un altro post, programmato da tempo ma di un argomento non abbastanza importante da reggere il confronto con questo: Roberto Saviano, il nostro Saviano, sta lì sopra il palco assieme agli altri sceneggiatori e ritira quell’orsetto d’argento.

roberto saviano orso d'argento berlino

È davvero emozionante vederlo e per varie ragioni: per ciò che Saviano ha fatto, nella sua carriera di giornalista e scrittore e per le conseguenze che paga; per ciò che gli viene detto giornalmente da gente piccolissima che non capisce o che è palesemente in malafede; per me, in quanto palermitana, perché ciò di cui parla Saviano nei suoi libri e nei suoi articoli l’ho visto anch’io.

Ci sono anche a Palermo ragazzini che sognano di diventare boss, che pensano sia quella la via per guadagnarsi una vita degna di essere vissuta.

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Il riconoscimento a Saviano e al suo lavoro è il nostro orgoglio

È il nostro orgoglio, è vero, ma solo di chi ha sempre creduto in lui e nell’importanza del suo lavoro. Sarebbe un po’ facile parlare di orgoglio nazionale, adesso.

Roberto Saviano, nei suoi libri, ha dipinto una realtà, quella del Sud malavitoso, spesso conosciuta solo attraverso stereotipi.

Non sono sempre stata d’accordo con ciò che ha scritto: una su tutte, la produzione definita hollywooddiana del telefilm tratto da Gomorra, la trovo un po’ borderline. Ne ho visto qualche puntata e la sensazione che ne ho tratto è stata quella che il modo in cui è narrata la vicenda renda un po’ troppo facile empatizzare col criminale.



Il rischio di questo tipo di narrazione che non mostra (e anche giustamente) alcun intento morale è quello di far sorgere reazioni simili a quelle che sorsero per la fiction di un po’ di anni fa Il capo dei capi: nella mia scuola media di una periferia/borgata a sud di Palermo, i miei compagni si autoproclamavano capo dei capi; ragazzini di 12 anni che dichiaravano orgogliosamente io sono il capo dei capi! per dire che erano fighi, che erano loro i boss, che erano loro quelli di cui aver paura.

saviano la paranza dei bambini berlino

Lungi da me appioppare la causa di questo comportamento disfunzionale all’opera di Saviano (o, vent’anni fa, agli autori de Il capo dei capi), riconosco l’importanza fondamentale del raccontare: dobbiamo raccontare innanzi tutto per sfatare lo stereotipo cui accennavo sopra, dobbiamo raccontare per dimostrare che non c’è nulla di sacro, di misterioso, di affascinante. Citando la mia amata prof delle medie (che aveva da gestire la classe traboccante di capi dei capi): sono solo cretini con le pistole.

Sono solo cretini con le pistole è un po’ riduttivo, ma se un piccolo capo dei capi inizia a crederci, forse è la frase che può cambiargli la vita.



La periferia, ovunque, non solo al sud, è complicata e ingestibile e per un motivo semplicissimo: perché non c’è bianco e non c’è nero

La sconfitta e insieme la rivelazione più grande che una persona che sta dalla parte dei buoni può vivere è quella che esistono zone dei nostri territori urbani in cui i valori sono tutti invertiti, in cui la gente compie crimini non perché è nata cattiva, quanto perché il crimine è tutto ciò che vede, da quando nasce, è quello il sistema in cui forma il proprio pensiero.

C’è tantissima gente che, pur crescendo in contesti in cui il crimine è considerato qualcosa di normale riesce a mantenersi onesta, questa è la prima cosa che va detta.

C’è tanta gente che lotta, ogni giorno, per non venire risucchiata in quel mondo. Ma lotta, appunto.

roberto saviano la paranza dei bambini berlino

Qualche anno fa, quando ancora vivevo a Palermo, facevo parte di un’associazione anti-racket composta fondamentalmente da gente che uno a scelta dei nostri vice premier definirebbe radical chic.

Durante una riunione sollevai la questione di come fare a spiegare a un ragazzino per cui il mafioso è colui che porta tutti i mesi i soldi alla madre, perché il padre è in carcere, che la mafia è sbagliata, è cattiva.



La risposta piuttosto alterata dei miei privilegiati compagni di lotta fu qualcosa del tipo non puoi mettere in dubbio che la mafia sia qualcosa di sbagliato!

E invece sì. Perché ci sono case, a Palermo, in cui si mangia solo grazie ai soldi della mafia ed è solo fecondando quelle case con l’idea che la mafia è sbagliata che la mafia verrà sconfitta. Parlarne fra di noi, chiusi nei nostri salotti, non servirà a niente.

Uno dei motivi che mi hanno fatto lasciare Palermo è stata la lacerante delusione del constatare che la lotta di cui facevo parte era del tutto inadeguata.

roberto saviano la paranza dei bambini berlino

Ma torniamo a Saviano: vi invito a vedere il video che lo riprende mentre sale sul palco e lui è un gigante, è un intellettuale (nell’accezione più positiva che si possa conferire al termine), è un eroe

Soprattutto adesso, che l’Italia è riconosciuta all’estero solo per quei cialtroni coi loro sorrisi ebeti che vanno a stringere la mano a golpisti e violenti, o per chi tiene in ostaggio persone stremate da viaggi terrificanti solo perché non conosce nessun altro modo per farsi ascoltare dall’Europa, venire riconosciuti per la bravura di uno dei nostri maggiori intellettuali, è senza dubbio un bene.

E sebbene mi senta davvero molto orgogliosa di questo premio non riesco davvero a pensarlo come un premio all’Italia. È solo il premio di Saviano, questo, la gloria, l’onore, sono tutti suoi.

Perché noi, gli italiani, siamo quel popolo ignorante e selvaggio che non conosce onestà intellettuale, noi siamo il popolo che è indifferente davanti chi toglie (o, quanto meno, minaccia di togliere) la scorta a Roberto Saviano e a chi, come lui, porta avanti quel racconto di cui si parlava prima, quel racconto che serve a sfatare stereotipi, a informare, a conoscere, a rendere meno spaventosa e intoccabile un’organizzazione che, con le parole del mio caro Falcone, è solo un fenomeno umano, e in quanto tale, destinato ad esaurirsi.



Non da solo, però, non si esaurirà da solo. Si esaurirà solo quando decideremo che è arrivato il momento di combatterlo sul serio, e con criterio.

Io sono d’accordo a togliere la scorta a Saviano, perché in un mondo giusto la scorta a Saviano la togli quando Saviano non è più in pericolo.

Per cui facciamolo, Ministro Salvini, togliamogliela! Facciamo in modo che chiunque possa rappresentare una minaccia per Roberto Saviano venga assicurato alla giustizia e togliamogliela, quella dannata scorta.

roberto saviano scorta

Roberto Saviano ha dedicato il premio a chi salva vite, ogni giorno

Vite di tutti i tipi, vite di persone che rischiano di non vivere più, che sia a causa della povertà, della guerra, della violenza, della mafia, della camorra.

Alle Ong e ai maestri di strada, che salvano vite ogni giorno e che vivono vite impossibili.

Pensate a quanto c’è dietro quella dedica: l’idea bellissima e dolorosa che le vittime sono vittime a qualsiasi latitudine e che vanno aiutate tutte, di qualsiasi nazionalità, cultura, religione.



Ma forse c’è anche un’altra idea, ossia che quelle vittime così diverse, sono vittime dello stesso aguzzino, che ha certamente manifestazioni differenti in differenti parti del mondo ma che è riconoscibile nel consumismo, nell’aggressione economica e culturale dell’Occidente, del cieco progresso senza etica, nella convinzione terrificante ma purtroppo non così tanto peregrina che siano i soldi a fare la felicità.

Ci sono ragazzini che imbracciano armi e spacciano droga per conto della mafia, ci sono ragazzini che salgono su un barcone sperando di arrivare vivi a destinazione.

Sarebbe un po’ troppo semplice etichettarli come cattivi e buoni, forse, quello che fanno, lo fanno per lo stesso motivo.

laurearsi è da cretini leggi anche Istruzioni per diventare fascisti

DISCLAIM

  • La foto di copertina è una scena del film (fonte: Everyeye Cinema)
  • Questo post non è sponsorizzato da un gruppo a scelta di intellettuali buonisti e radical-chic



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2 risposte a “La paranza dei bambini ha vinto l’Orso d’argento a Berlino”

  1. Non ho mai amato Saviano. Lo vedo come un personaggio molto costruito, con posizioni politiche molto ben definite.
    Con questo premio, meritato, è tornato a fare il suo lavoro: lo scrittore e sceneggiatore. Bravo!

  2. Su Saviano ho avuto sempre idee altalenanti, un giorno sì ed uno no. Questo premio dimostra che il suo lavoro, da scrittore, lo sa fare eccome. Mi è piaciuto leggerti, anche delle tue esperienze “attive”.

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