Perché il Torneo Letterario di Repubblica è una cialtroneria degna della piattaforma Rousseau

torneo letterario robinson la repubblica
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Sabato pomeriggio, durante la mia settimanale lettura dei giornali “sui libri” (Robinson, La Lettura, Tuttolibri,…), mi imbatto in un orribile paginone di Robinson de La Repubblica in cui è disegnato uno schema simile a quello che La Gazzetta dello Sport distribuisce in occasione dei mondiali di calcio. Autori importantissimi nello scenario culturale italiano e internazionale schierati gli uni contro gli altri con l’incomprensibile scopo di eleggere il migliore.

 

torneo letterario robinson la repubblica

 

Raccontando della vicenda al mio consorte gli ho detto “Se uno viene da me e mi chiede: chi è meglio, Cassola o Ginzburg? io gli rispondo: ma sei coglione?”. Ecco, in questa frase è riassunto grosso modo tutto quello che andrò a dirvi in questo post.

 

– TEMPO DI LETTURA 3 MINUTI –

 

“Si comincia con la sfida tra i più amati scrittori italiani del Novecento. E i giurati siete voi”

Le prime due domande che sorgono sono perché? e a che titolo?

Perché se trovare un migliore fra gli autori italiani del Novecento appare del tutto insensato, ciò che fa più specie è che il giudizio non è affidato ad un critico o ad uno studioso (e già così, parrebbe insensato), no, giudica il popolo sovrano.

Che bello ritrovarselo ancora una volta fra i piedi questo popolo sovrano, cieco, incompetente come sempre, al quale si dà ancora una volta il potere di scegliere (dei governi, della letteratura,…) e ancora una volta per lusingare quel suo piccolo animo che si dibatte fra sensi d’inferiorità e manie di grandezza.

Il senso d’inferiorità, credo, non si combatte affidando a caso poteri che non competono ma studiando, imparando, diventando migliori. In altre parole: la letteratura è una questione seria, ammesso e non concesso che dare giudizi di valore abbia un senso, devi prima conoscerla profondamente per azzardarti a farlo.

 

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E così, ad esempio, il popolo sovrano ha stabilito che Carlo Cassola è meglio di Natalia Ginzburg.

Lasciamo per un attimo da parte il fatto che chi ha poco poco a cuore la letteratura, immagino si stia già grattando energicamente una dermatite nervosa, facciamo finta che il torneo in questione sia pienamente sensato: la terza domanda che sorge è, in base a cosa?

Da quanto leggo sulla pagina iniziale del Torneo Letterario di Robinson, il giudizio è affidato ai lettori. A ciascun lettore vengono affidati due testi che dovrà recensire (già rido) e fra i quali dovrà poi decretare il migliore.

E io ci terrei davvero tanto a sapere in base a cosa Cassola è meglio di Ginzburg (continuo a citare loro due perché mi sono saltati agli occhi, ma vi farà piacere sapere anche che Primo Levi ha battuto Tommaso Landolfi e che Sebastiano Vassalli fa mangiare la polvere a Paolo Volponi). Cos’è, l’ambientazione più marcatamente neorealista, il contesto popolano e campagnolo di Cassola a vincere contro il memoir e il contesto alto-borghese e cittadino di Ginzburg?

Se le motivazioni fossero di questo tenore già mi farebbero sorridere, ma non lo sono state. Leggo nell’articolo dedicato alle tenzoni di questa settimana che gli utenti hanno scelto La ragazza di Bube di Cassola perché si sono innamorati di Mara, uno dei personaggi del libro. È qualcosa di molto simile a meglio Brooke o Stephany?, ma tant’è.

 

 

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L’iniziativa nasceva male: vi ricordate il “Diventa critico letterario per Repubblica”?

Il suo primo capolino, il buon Torneo Letterario di Robinson l’aveva fatto credo a fine estate, con il banner che vi riporto qui sotto.

Qualcuno gli aveva fatto notare che non ci si improvvisa critici letterari (a dimostrazione il fatto che pochissimi di quelli che si cimentano poi lo diventano davvero, ma questo è un altro discorso) così avevano riformulato la domanda puntando sullo stucchevole amore per la lettura che è come il cacio sui maccheroni.

Che poi, che significa amore per la lettura? Se mi chiedi ami leggere? io ti rispondo dipende da cosa…

Leggere per leggere senza saper di leggere, parafrasando il buon Pirandello.

 

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cronache di poveri amanti vasco pratolini leggi anche il sentiero dei nidi di ragno italo calvino

 

Vorrei, a scopo di indagine antropologica, conoscere sia chi ha tirato fuori dal cilindro questa orribile iniziativa, sia chi, forte della strenuità del proprio amore per la lettura, vi partecipa.

E vorrei chiedergli: ma per te, cos’è la letteratura? 

 

 

La bontà dell’iniziativa starebbe nell’avvicinare la gente alla lettura

Dubito che chi non legge mai neppure un libro abbia deciso così di punto in bianco di improvvisarsi critico letterario solo perché glielo chiede Repubblica, punto primo.

Il punto secondo è il più doloroso ed è: non avete capito niente.

Voi di Robinson, che si presuppone abbiate idea di quale sia la sostanza del vostro giornale, non avete capito niente.

Non avete capito cos’è la letteratura, quale la sua importanza, non avete capito che il valore di un autore non sta nell’essere meglio o peggio ma nell’essere (autore). Non avete capito che non sarà un ridicolo giochino da preserale di Rai Uno a cambiare le sorti della lettura in Italia e, cosa più grave, non avete capito che il vostro Torneo Letterario non è nulla di positivo, anzi, è controproducente.

 

torneo letterario robinson la repubblica

 

 

Io vi chiedo, se siete superficiali o se siete populisti. Se state orribilmente sottovalutando la complessità della letteratura oppure se ne siete consapevoli e state facendo credere a gente che non ha mai preso in mano un testo di critica letteraria di essere all’altezza dell’argomento.

Per far capire l’importanza della letteratura l’unica strada, a mio avviso, è lo studio. Non c’è una scorciatoia, o se c’è, porta fra i rovi (frase non mia, l’ho letta ieri su LinkedIn e credo la userò per sempre, per tutto).

Per fare amare la letteratura si deve ricominciare dalle scuole, dall’educazione. Si devono formare insegnati migliori, si devono scrivere programmi migliori, e si deve prima di tutto capire perché la letteratura è così importante e che rapporto intrattiene col nostro quotidiano.

Perché dobbiamo amarla, questa letteratura? Perché qualcuno ci ha detto che è giusto? Perché altrimenti sembriamo ignoranti?

No, così non vale. Dobbiamo trovare il significato reale, quello profondo. Immagino potrebbe essere un ottimo spunto per un nuovo giochino di Robinson…

 

Da gennaio e per alcune settimane amaranthinemess.it ospiterà una rassegna di letteratura italiana in cui si parlerà di fascismo, antifascismo e Resistenza.
Per leggere i post della rassegna di letteratura italiana, clicca sul banner qui sotto:

giorno della memoria rassegna di letteratura italiana

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13 risposte a “Perché il Torneo Letterario di Repubblica è una cialtroneria degna della piattaforma Rousseau”

  1. Ho recensito due romanzi per il torneo di Robinson e non sono d’accordo con te, forse perché ho un ricordo molto vivo di quando questo torneo letterario esordì sulle pagine del venerdì nel 1987. Io ero una giovane studentessa universitaria e i giudizi dei lettori, persone di ogni tipo e formazione, mi spinsero a leggere alcuni romanzi che non conoscevo e a rileggerne altri.
    Niente più di questo. Ma a me basta.

    1. elena spadafora dice: Rispondi

      Ok, ma il discorso intorno alla letteratura cosa ne ha guadagnato? Parlare di letteratura si risolve in “ho letto di questo libro e ho deciso di leggerlo a mia volta”? Per me no.

  2. Marialuisa Carlini dice: Rispondi

    Anche io trovo che il torneo letterario di Robinson sia scorretto, ma non per le motivazioni di Elena Spadafora perché ritengo che si possa goliardicamente giocare anche con la letteratura. Altre sono le scelte che mi preoccupano…
    Condivido con voi la mail che ho inviato a Robinson i giorni scorsi:
    CLAMOROSO CALVINO E’ FUORI! campeggia in arancione sulla pagina del torneo letterario di Robinson.
    Strabuzzo gli occhi e vado subito a vedere il riepilogo dei gironi e l’elenco degli autori partecipanti al concorso.
    …E strabuzzo ulteriormente gli occhi!! …e le scrittrici italiane quando hanno perso? nessuno ha titolato CLAMOROSO LE DONNE SONO FUORI.
    Si sa, hanno perso nell’Otto e nel Novecento, tenute ai margini dall’editoria e dalla critica italiana maschilista. Ma certamente perdono ancora oggi quando una rivista culturale come Robinson le esclude a priori dalla competizione. Perché non trovo autrici come Grazia Deledda, Oriana Fallaci, Sibilla Aleramo, Alda Merini, Lalla Romano, Maria Corti, per citare solo alcune tra le tante che, ai miei tempi, le antologie del liceo neanche prendevano in considerazione. L’esclusione di Dacia Mariani mi rassicura un pò: per nostra immensa fortuna è ancora viva e (solo per questo motivo) il suo nome stonerebbe tra i grandi defunti della letteratura italiana ammessi alla disfida letteraria.
    Robinson, Ma cosa hai combinato!? In un elenco di 32 autori solo 3 donne. Avete applicato la “quota rosa” fascista? non più del 10% di donne altrimenti viene penalizzata la supremazia maschile?
    Che tristezza. E dire che questa poteva essere un’occasione per diffondere cultura e rendere giustizia a tanta parte della letteratura italiana.

    Con molta delusione
    Marialuisa Carlini

    1. elena spadafora dice: Rispondi

      Mi sembra che la selezione proposta alla giuria del popolo sovrano sia perfettamente in linea con la discutibile scelta di attribuire più o meno valore ad un autore. Se ne deduce che nel loro improbabile sguardo alla letteratura, così come Cassola è “migliore” di Ginzburg, tutti gli autori uomini sono “migliori” delle autrici donne.

      1. Ho partecipato per la prima volta al torneo Robinson come giurata: mi è capitato di recensire Piero Chiara ” Il piatto piange” e Giovanni Guareschi ” Don Camillo”. Ciò che ho trovato del tutto fuori luogo è: come si fa a mettere a confronto due autori così tanto lontani come storie raccontate, stile di scrittura, accomunati forse dalla sola appartenenza ad un periodo storico in cui nascono e si collocano i due autori stessi? Non so, me lo sono chiesta e non ho potuto darmi risposte. Come non ho potuto dare risposte ad altre contrapposizioni sconcertanti. Alla fine mi sono resa conto che il tutto è solo un espediente per vendere più copie in un momento in cui la carta stampata tira pochissimo. Le persone che partecipano a questo torneo e che sono chiamati a dare giudizi critici non hanno competenze letterarie da critici, ma sicuramente magari leggono. Ed è su questa base di “lettori comuni” che, forse, bisogna guardare a questo torneo, senza aspettarsi nulla di più di ciò che é: una trovata efficace per dare un contentino ai lettori blandendo la loro vanità da “intellettuali per caso” e strizzando l’occhio ai giornalai che possono magari aumentare di qualche unità le loro magre vendite abituali.

  3. Buongiorno a Lei,
    dall’articolo capisco che lei, come me , fa una carrellata di tutti gli inserti che parlano di letteratura. Più che una critica al torneo in sè , che rappresenta soltanto un’idea editoriale che il tempo dirà se di successo oppure no io invece vorrei sottolineare come i critici veri, quelli che secondo lei sono hanno il dono di saper interpretare la lettaratura, non fanno altro che farsi i reciproci complimenti all’interno dei tre periodici e nei vari festival. Da semplice lettore di libri ed anche di riviste on line mi è ben chiaro come in questo momento storico è la “squadra” di Nicola La gioia con tutti i Suoi adepti a fare il bello ed il cattivo tempo. Attenzione , niente da dire sulla bravura di Lagioia( se amo Bolano è anche grazie a lui) oppure sulla bellezza di trasmissioni come Fahreneit su Radio 3 con la splendida voce di Loredana Lipperini, però non mi si venga a dire che si tratta di voci completamente imparziali. Per cui concludo dicendo che secondo me non c’è niente di “malvagio” in questo torneo e lo si capisce leggendo le motivazioni, mai banali, delle scelte fatte dai giurati
    Marco Fiodo

    1. elena spadafora dice: Rispondi

      Ciao Marco, credo che tu non abbia proprio afferrato il punto e lo capisco dal fatto che tu chiami “dono”, come fosse conferito dalla luce divina una cosa che è invece frutto di anni di studio e ricerca. È solo questa la differenza: c’è chi ha studiato la letteratura e chi no, e io preferisco che parlino di letteratura i primi e non i secondi. Grazie.

  4. Buongiorno Elena
    non è il momento di polemizzare : è chiaro che che chi ha studiato per anni ha una visione d’insieme nettamente superiore ad un normale lettore
    Tra l’altro sono state di nuovo istituite dagli stessi scrittori giurie di qualità o premi come quelli della Lettura oppure il libro dell’anno di Fahreneit dove la competenza può esprimersi pienamente
    Poichè mi sembri molto preparata ed agguerrita mi farebbe piacere se però condividi almeno quello che ho scritto sulle recensioni che gli autori si fanno tra di loro ( non parlo chiaramente delle recensioni sui cosiddetti classici). Se ti fa piacere bene , altrimenti ti auguro una buona giornata

  5. Non sto polemizzando, sto solo chiarendo il mio pensiero e il punto di questo post. Cosa c’entrano gli articoli che sostieni si scambino i critici con l’idea che solo chi ne ha competenza possa parlare di un determinato argomento? La risposta mi sembra un po’ da “e allora il Pd?”, ovvero distogliamo l’attenzione dal problema principale.

  6. Buongiorno! Anche io ho partecipato a questo torneo e come prima cosa non mi è stato chiesto di scegliere, fra due autori, quale valesse di più bensì, fra due testi, quale mi piacesse di più. E penso sia ben diverso! Un semplice giudizio da lettore, che non si vuole sostituire a quello dei critici in nessun modo. Sono due tipologie di giudizi differenti ma non credo che una sia meno decisiva dell’altra. I loro scopi sono ben definiti e sono fermamente convinta che questo torneo non venga preso in considerazioni per scopi scientifici.
    In secondo luogo, mi sono stati affidati due testi (due saggi di due giornalisti politici) che mai avrei pensato di leggere e quindi, posso dire di essere stata avvicinata alla lettura di qualcosa di nuovo.

    1. elena spadafora dice: Rispondi

      Ciao Elisa, mi fa piacere ti sia piaciuto dire al mondo cosa ne pensi di un libro, ma questo, lo chiedo a te come ho fatto con gli altri, cosa ha aggiunto al discorso intorno alla letteratura? Per altro, se mi dici che a chi ha partecipato non è stata posta in termini di “gara” fra autori oltre ad essere una cialtroneria è un raggiro, perché il modo in cui poi hanno usato i vostri commenti è stato esattamente quello di stabilire un “migliore” fra gli autori. Vedi, io non ce l’ho con chi ha partecipato, perché capisco che lusingare il proprio animo scrivendo “Ho amato questo libro” su un giornale famoso possa allettare molti, me la prendo con Robinson, che dovrebbe essere, fra gli altri, custode dei valori della cultura, per aver proposto un’iniziativa che ammicca al popolo, che acchiappa consensi, favori e acquisti, ma che gli fa fare davvero una pessima figura.

  7. cara Elena,
    il tuo articolo è uno dei più luminosi esempi del termine radical-chic che mi sia capitato di incontrare in tempi recenti!
    ma cosa c’è di male se si inventa un gioco per il quale si vanno a leggere o rileggere capolavori della letteratura? la recensione, il punteggio, il torneo sono solo elementi di un gioco la cui sostanza è solo il piacere di leggere. non capisco proprio perché l’iniziativa di Robinson ti abbia tanto sconvolto.
    ti auguro di leggere, in questi giorni difficili che ci danno comunque più tempo per leggere, tanti bellissimi libri!

    1. elena spadafora dice: Rispondi

      Ah, sì, la storia del radical chic, simpatica (un po’ trita forse).
      La tua risposta invece è uno dei più tetri esempi di un po’ di cose che messe insieme danno un quadro disarmante: ad esempio hai risposto di pancia e non hai messo a fuoco la questione (te la ripropongo nel caso avessi voglia di dare una risposta pensata: perché eleggere un migliore?), non hai resistito alla tentazione di giudicare una persona di cui non sai nulla (sono tutto fuorché una radical chic), hai etichettato come il migliore dei pentastellati (non so se tu lo sia, ma dalla tua risposta lo sembri) la volontà di avere una conoscenza profonda di una materia con lo snobbismo. Ecco, no, non sono un “professorone”, sono una che studia letteratura e vorrebbe che di letteratura si parlasse in termini propri. È come quando chiediamo che di pandemie parli solo chi ha reale conoscenza delle stesse, uguale. Tutto il resto sono opinioni, chiacchiere da bar, che nessuno vuole censurare, ci mancherebbe, ma facciamole al bar, per favore, è quello il loro luogo.

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